L’acqua è una risorsa preziosa e vitale, e nonostante la sua accessibilità sia un diritto fondamentale dell’uomo, non sempre è disponibile per tutti.
L’acqua rappresenta quindi un nutriente essenziale per l’uomo e in qualità di acqua potabile diventa una bevanda dalla formulazione complessa il cui approvvigionamento è fondamentale.
In generale un uomo adulto deve bere almeno 1 litro e mezzo d’acqua al giorno. L’acqua infatti rappresenta assieme al cibo un’importante fonte di minerali, i quali svolgono funzioni vitali per il nostro organismo.
Nello specifico si distingue tra macroelementi o macronutrienti come Calcio, Magnesio, Fosforo, Potassio, Sodio e Zolfo il cui fabbisogno o Valore Nutrizionale di Riferimento (VNR) è espresso in g o mg e gli oligoelementi o microelementi, ossia Cromo, Cobalto, Fluoro, Iodio, Manganese, Molibdeno, Ferro, Fluoro, Iodio, Rame, Zinco e Selenio, il cui fabbisogno è espresso in mg o µg.
I requisiti necessari per identificare l’acqua potabile sono stati definiti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), elaborati a livello comunitario con la Direttiva 98/83/CE e recepiti dagli organi di controllo di competenza per ogni Paese, in Italia dal Ministero della Salute con il Decreto Legislativo 31/2001.
In particolare il nostro Ministero della Salute ha strutturato un sistema di organi regionali, provinciali e comunali che a vari livelli controllano la rete idrica e che devono strutturare uno schema operativo di controllo per gli standard di qualità e sicurezza.
La normativa nazionale in materia di qualità delle acque destinate al consumo umano, stabilisce infatti un sistema di analisi dell’acqua potabile volto a garantirne la sicurezza. Tale sistema di controlli prevede l’analisi di campioni prelevati dai pozzi, dagli impianti di adduzione, di accumulo e di potabilizzazione e dalle reti di distribuzione.
In base a questa normativa, l’acqua per essere definita potabile deve rispondere a dei requisiti minimi che prevedono l’assenza di microrganismi pericolosi per la vita dell’uomo e la conformità ai valori di parametro delle sue caratteristiche microbiologiche, chimiche e fisiche e cioè la sua composizione.
 Il gestore del servizio idrico deve assicurare al cittadino un sistema che assicuri la potabilità dell’acqua a partire dalla sorgente fino al punto di erogazione e quindi che la stessa rispetti i requisiti micro-biologici, chimici e fisici richiesti. Un sistema allo stesso tempo orientato a studiare le caratteristiche specifiche del territorio di competenza al fine di personalizzare il controllo dell’acqua potabile e prevenire al meglio eventuali rischi e imprevisti, anche nelle condizioni più critiche.
Il gestore deve erogare un servizio in cui al centro c’è la persona e la sua salute, il cittadino e il suo diritto di poter usufruire senza rischi dell’acqua potabile a casa e ovunque sul territorio. Un servizio assicurato ogni giorno garantendo la potabilità dell’ acqua.
 Ma l’acqua è per sua natura un solvente e un reagente: i minerali, le sostanze inorganiche e organiche e i composti naturali e artificiali presenti nel terreno o nelle condotte idriche o ancora nei canali di di distribuzione, tendono non solo a miscelarsi con l’acqua, ma anche a reagire tra loro nell’ambiente acquoso che li circonda.
L’acqua alla sorgente rispecchia quindi la naturale composizione del terreno circostante, successivamente può anche essere inevitabilmente influenzata dall’urbanizzazione, dall’allevamento, dall’agricoltura, dall’industrializzazione e da quelle serie di circostanze che possono derivare sia un potenziale inquinamento che un eventuale rischio microbiologico.
 Per definizione, in base all’art.4 del Decreto Legislativo 31/2001 “le acque destinate al consumo umano non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana”.
La potabilità dunque è un requisito essenziale stabilito anche in base a precisi parametri microbiologici (ad esempio presenza di Enterococchi o di Escherichia coli) e chimici stabiliti dal Ministero della Salute nel Decreto Legislativo 31/2001. Nello specifico il legislatore ha stabilito sia i valori massimi di riferimento, che i metodi di analisi per ogni parametro oltre alle procedure da seguire qualora si presentassero valori non conformi.
 I parametri indicativi che possono essere sottoposti ad analisi rappresentano i valori di controllo, riferiti a potenziali rischi microbiologici (Pseudomonas A.,Enterococchi, Conteggio colonie, E.Coli, Coliformi), alla presenza di alcune sostanze chimiche (Alluminio, Ammonio, Carbonio organico totale, Cloruro, Cloro, Zolfo come solfato, Cromo, Ferro, Manganese, Rame e Sodio) e a variazioni di alcune proprietà chimico-fisiche dell’acqua potabile (residuo fisso e conducibilità elettrica, pH, durezza dell’acqua, colore, odore e sapore).
Per ogni sostanza sono stati definiti dal Ministero della Salute, in base alle indicazioni dell’OMS, dei valori di riferimento massimi entro i quali la concentrazione di ogni elemento è considerata sicura per la salute dell’uomo.
 Per una maggiore sicurezza, è consigliato analizzare l’acqua e quindi effettuare un campionamento anche privatamente, come ad esempio l’acqua casalinga, pozzi privati, uffici, ecc…, cosicché da identificare la qualità della tua acqua, ed in caso di non potabilità potrai capire il tipo di soluzione e/o trattamento da adottare per ripristinare le normali caratteristiche dell’acqua.
Perché prima di curare, bisogna prevenire. Previeni i rischi sulla salute controlla la qualità dell’acqua che utilizzi ogni giorno.

 

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