Nel corso del degli anni sono entrate in vigore diverse nuove normative a modifica della regolamentazione nel campo dei rifiuti;
A seguito delle sostanziali modifiche apportate, rimangono comunque validi alcuni principi di base della classificazione.
Il produttore di un rifiuto è sempre il responsabile della sua corretta classificazione e dell’attribuzione del codice CER, discendendo tale attività in primis dalla corretta conoscenza del processo produttivo.
Secondo il decreto, il produttore del rifiuto, prima del conferimento in discarica, dovrà effettuarne la caratterizzazione, che dovrà poi essere ripetuta almeno una volta all’anno e comunque ad ogni variazione significativa del processo che origina i rifiuti (nuovo processo o impiego di materie prime o semilavorati diversi da quelli normalmente utilizzati). Ogni rifiuto, ovvero ogni tipologia di codice CER conferito in discarica, dovrà essere caratterizzato.
Come è noto, nell’attività di classificazione i rifiuti che si possono incontrare, possono essere suddivisi sostanzialmente in 3 tipologie: i non pericolosi “assoluti”, i pericolosi “assoluti” ed i rifiuti con codici speculari, pericolosi o non pericolosi.
I primi sono quei rifiuti per i quali, dato il processo che li ha generati, si può ritenere a priori che non siano da considerarsi pericolosi.
Solo a titolo di esempio, pensiamo ad alcuni rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, come la carta e cartone, il vetro o la plastica: senza bisogno di sottoporli ad alcuna sofisticata analisi chimica è intuitivo stabilire che gli stessi siano comunque sempre non pericolosi e per questo la Decisione della Commissione 2014/955/UE li contempla nell’elenco dei rifiuti soltanto come rifiuti non pericolosi. Valutata merceologicamente la correttezza dell’attribuzione di un determinato CER, nessuna caratterizzazione chimica si rende necessaria ma soltanto merceologica. Sono stati citati i rifiuti derivati dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani perché più intuitivamente si comprende il motivo della loro impossibilità di costituire rifiuto pericoloso.
La caratterizzazione è una ‘analisi’ che determina le caratteristiche dei rifiuti attraverso la raccolta di tutte le informazioni necessarie per lo smaltimento finale in condizioni di sicurezza. Le informazioni sono sia di tipo merceologico (origine del rifiuto, odore, colore, morfologia, composizione, consistenza) sia di tipo analitico (tendenza a produrre percolato) e consentono di stabilire il codice CER.
Per ottenere queste informazioni è necessario sottoporre il rifiuto ad analisi.
Le analisi sono effettuate da laboratori accreditati. Il produttore del rifiuto dovrà portare, prima del conferimento in discarica, un campione rappresentativo dello stesso presso il laboratorio di analisi avendo cura di effettuare il prelievo secondo le modalità previste dalla norma stessa oppure affidandosi ai tecnici specializzati dei laboratori.
La normativa ha ‘ridisegnato’ il settore delle discariche introducendo una nuova classificazione.
 Le discariche oggi si dividono in:
 – discariche per rifiuti inerti
– discariche per rifiuti non pericolosi
– discariche per rifiuti pericolosi
Per ogni tipologia di discarica la normativa prevede delle specifiche circa le analisi da eseguire e delle eccezioni circa l’obbligo di caratterizzazione dei rifiuti.